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Architettura e Arte

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Chiesa di San Giorgio - La chiesetta campestre di San Giorgio martire è caratterizzata da un importante portico anteriore, pseudonartece o esonartece, con cornice lapidea all’appoggio degli archi a tutto sesto realizzati in laterizio e materiale lapideo. L’edificio presenta consistenti contrafforti laterali, anch’essi in laterizio e pietra, ed un grande portale architravato. Il campanile è a vela con archetti ogivali in laterizio. Sull'origine di questa chiesa, risalente al XVI secolo, esistono alcune antiche leggende, tramandate dagli anziani del paese e dei paesi vicini.
Una di esse narra che, nel 1650, alcuni contadini di Baressa trovarono mentre lavoravano la terra nel territorio di Ollasta (attuale Albagiara), la Statua in marmo alta una trentina di centimetri, all’interno di due contenitori di pietra, raffigurante un cavaliere seduto a cavallo e chinato a trafiggere un dragone. Evidentemente si trattava di San Giorgio. I contadini avvisarono i sacerdoti, che accorsero a tutta fretta dai paesi limitrofi. La Statua divenne così motivo di contrasto, tutti volevano impossessarsene, fu il vescovo a mettere pace ricorrendo a un vecchio espediente, vale a dire porre la statua su di un carro di buoi senza guida. Il luogo in cui si fosse fermato il carro era destinato a diventare luogo sacro, ovvero si sarebbe costruita la Chiesa in onore del Santo. Accadde così che nonostante i vani tentativi di ostacolare i buoi, questi arrivarono a Sini: inizialmente si fermarono dentro il paese, in un luogo che oggi viene denominato "Su pausu", poi proseguirono fino ad arrivare nel punto in cui oggi sorge la Chiesa.
Ancora oggi fedeli devoti per grazie ricevute hanno donato e continuano a donare al Santo preziosi amuleti e antichi gioielli di artigiana sardo, con filigrane e coralli.


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Chiesa di Santa Chiara - Della chiesa parrocchiale di Sini si potrà parlare in termini più precisi fra qualche anno, allorché sarà portata a compimento la costruzione del nuovo tempio, di cui si presenta già grandiosa la cripta. NUOVO CAMMINO del 26 marzo riporta la cronaca della solennità con cui il 20 marzo scorso Sua Eccellenza Mons. Vescovo benedisse e inaugurò questa importante parte della nuova costruzione, che mette già la popolazione di Sini in molto miglior condizione di quanto non fosse ai tempi della cadente chiesa che si dovette demolire per dar luogo alla nuova.

E’ sempre caro tuttavia conservare memoria anche degli edifici scomparsi.

L’antica chiesa di Sini, dedicata a Santa Chiara, era agli inizi del 1600, una semplice sala rettangolare, lunga 15 m, larga 6, alta 7.50, con facciata rivolta ad occidente. Il suo tetto di canne era sostenuto da lunghi travi formando lo schienale della copertura poggianti oltre che sopra le capriate e testate dei muri, sul vertice tre archi, distanziati, entro la lunghezza dell’edificio, in modo da dividerlo in 4 rampate: tre archi lisci a sesto acuto, più che per arte per l’esigenza di sostenere i travi, lo stile è di quelli della navata della chiesa di Santa Chiara a San Gavino, probabilmente contemporanea di origine, con la sola differenza delle proporzioni minori e della totale mancanza di cappelle a Sini.

Qui il presbiterio con un po’ di coro occupavano la prima campata della chiesa, restando le campate per il popolo. Verso il 1625, alla campata successiva al presbiterio furono aperte, mediante semplicissimi archi a sesto tondo, due cappelle, una per lato. A mezzodì la cappella del Carmine; a settentrione la cappella del Rosario, che in cima alla nicchia centrale recava questa iscrizione:

“ROSA MEDA DELICADA – CONFORTU A SU PECCADORI” 1629.

Nel 1680 il tetto di canne fu sostituito con tavole di buon legno.
Nel 1886 contigua alla cappella del Carmine fu fabbricata la cappella di San Francesco, e al tempo dell’ultima guerra 1944 fu fabbricata, contigua alla cappella del Rosario, la cappella del Sacro Cuore.
A parte la buona intenzione, questi restauri furono come, sopra una stoffa vecchia, i rattoppamenti di panno nuovo, finirono per ridurre in brandelli tutto l’abito, e così si dovette pensare a rifarla tutta nuova.